Quando l’eccellenza del know-how italiano sfida l’Idra del marketing 4.0

Creatività è la parola d’ordine del marketing 4.0: con le trasformazioni dei media, sempre più si è reso necessario approcciare il processo di commercializzazione con una dose extra di fantasia. Carpire lo sguardo del consumatore richiede la capacità di pensare out of the box.

Il processo di raffigurazione strategica non può esimersi dall’aggiungere la parola estrosità alle proprie modalità operative.

Accanto all’effervescenza è però importante rispondere alla domanda “quante volte non ci siamo sentiti valorizzati?” trovare una soluzione a questo quesito significa avviare il proprio progetto con il giusto imprinting, significa aprire la strada alle emozioni.

 

Velocità è invece la parola che identifica il mercato di oggi, contraddistinto da un’evoluzione in costante movimento; per mantenere il passo con queste rapide trasformazioni è importante tenere sempre in considerazione tre aspetti, che possono essere identificate come le tre vie maestre che portano al raggiungimento del giusto stile creativo:

  1. Unicità, per centrare questo bersaglio è necessario orientare il brain-storming verso l’ideazione di progetti contraddistinti dalla difficile applicabilità, più alta è l’asticella, più la difficoltà contraddistingue la nostra idea, più unico sarà il nostro progetto;
  2. Eterogeneità, ovvero assicurarsi che il proprio concept comprenda elementi di diverso genere, ed allo stesso tempo garantisca la formazione di un corpus unitario. Sebbene possa sembrare impossibile. Bisogna provare a tenere in considerazione le spinte razionali, ma soprattutto quelle irrazionali del pubblico, in modo da poter sviluppare la giusta leva per attirarlo a sé e soddisfarlo in maniera completa ed integrale.
  3. Umanità, imprescindibile! È doveroso scriverla nella lista degli elementi da tenere in considerazione. Inserire il fattore umano vuol dire poter toccare la sfera dei ricordi individuali. In maniera diretta significa sfiorare la memoria emotiva del cliente, inducendolo al comportamento sperato.

 

Personalità, è il termine che unisce tutti gli altri. Chi lavora in questo mondo deve saper guardare a ciò che lo circonda con quattro paia di occhi: i propri e quelli degli altri. E quindi non dimenticare mai di portare te stesso: il tuo modo di vedere le cose, il tuo approccio a risolvere i problemi, la tua esperienza e soprattutto la tua creatività… e poi cambia tutto e prova ad indossare i panni degli altri, guardare il mondo con la loro prospettiva, vivere le loro emozioni. Per ottenere questo scopo tenete in considerazione le parole dell’artista svizzero Ursus Wehrli “turn things upside down” e “watch pictures and situations from another perspective”. Cambiare prospettiva richiede capacità d’immedesimazione ma soprattutto una mente dinamica.

Alla luce di quanto detto finora, il saggio detto “la bellezza sta negli occhi di chi guarda” ha acquisito, oggi più che mai, un nuovo significato che trova nella diversificazione la propria spinta propulsiva; allo stesso tempo non dimentica il proprio senso originale, mantenendo al centro l’importanza di lasciarsi colpire al cuore dall’inspiegabile.

 

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